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La newsletter della Biblioteca Medica Virtuale Numero 136, aprile 2018
Oggi

imgLe immagini drammatiche dell’attentato alle Torri Gemelle di New York sono ancora, 17 anni dopo, negli occhi di tutti, con il carico di terrore, distruzione e morte che portarono con sé.
Nel conto, alle quasi tremila vittime, vanno aggiunte le persone che subirono danni tra cui quelle impegnate nelle operazioni di salvataggio nell’immediatezza dei fatti e nel lavoro tra le macerie del World Trade Center nei mesi successivi.
In un editoriale su JAMA Oncology, Otis Brawley propone le sue riflessioni sul tema molto controverso del collegamento tra l’esposizione ai contaminanti e alle sostanze tossiche del World Trade Center e lo sviluppo di malattie oncologiche. Lo spunto è rappresentato da due articoli pubblicati sull’ultimo numero di JAMA Oncology, che si occupano proprio di dimostrare quel tipo di relazione.
La posizione di Brawley è che l’emotività in questi casi gioca brutti scherzi. Quando a questi eroici lavoratori viene diagnosticato un cancro, perfino un cancro comune nella popolazione, c'è la naturale tendenza a presumere che derivi dalla esposizione a gli agenti tossici delle macerie del World Trade Center, mentre la scienza dovrebbe lavorare al servizio della verità non dell’emotività. L’analisi dei due studi da parte di Brawley, che ne evidenziando con esattezza e imparzialità i limiti, è interessante sia dal punto di vista della metodologia scientifica (con una serie di errori “di scuola”) sia dal punto di vista etico.
I 16 casi di mieloma multiplo su 12.942 vigili del fuoco esposti al WTC dello studio di Landgren et al. rappresentano una piccola percentuale. È difficile stabilire su queste basi una solida correlazione. Bisogna aspettare un eventuale periodo di latenza che in grado di rivelare nuovi casi in futuro.
L'articolo di Landgren et al. paragona poi una coorte di 781 vigili del fuoco di New York esposti alle macerie del WTC con cittadini della popolazione generale di Olmstead County in Minnesota. Entrambe le coorti sono state sottoposte a screening per gammopatia monoclonale di significato indeterminato (MGUS), il precursore del mieloma multiplo, e per il mieloma multiplo. In questo caso però differenze di rischio relativo tra le due coorti emerse dallo studio andrebbero inquadrate alla luce del fatto che alla professione del vigile del fuoco è associato un rischio più elevato di MGUS e mieloma multiplo rispetto alla popolazione generale.
Brawley nota anche le dimensioni troppo piccole del rischio relativo per uno studio epidemiologico di questo tipo e la rilevante sovradiagnosi che deriva dai controlli più intensi o aggressivi della coorte dei vigili del fuoco rispetto a quella di controllo.
Quanto alle simulazioni al computer di Singh e colleghi usate per stimare l'incidenza del cancro per 14.474 vigili del fuoco reduci del WTC nel periodo 2012-2031, che risulterebbe più elevata rispetto alla popolazione di controllo, il discorso di Brawley non cambia molto. Coorti sbagliate, follow-up troppo brevi, mancanza di associazione significativa con l’intensità dell’esposizione, correlazione scambiata per causalità… In effetti ci sono problemi che vanno “oltre i limiti della scienza”.

Letto per voi

Dalla penna di Sam Kean, firma prestigiosa del New York Times Magazine e di New Scientist, Il duello dei neurochirurghi racconta le meraviglie del cervello partendo una serie di episodi storici e da celeberrimi episodi di cronaca. Tra assassini, psicopatici, mutilati della Grande guerra, il lettore si addentra passo passo, come accadeva ai nostri antenati, nei prodigi della neurotrasmissione, del controllo del corpo e delle emozioni, nei misteri della memoria, del linguaggio e del senso di sé. Un libro in cui divulgazione scientifica di livello e intrattenimento fanno la gioia del lettore, anche con un interesse soltanto "occasionale".

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