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La newsletter della Biblioteca Medica Virtuale Numero 143, dicembre 2018
Oggi

imgCol Natale alle porte si avvicina il momento dei festeggiamenti e delle abbuffate che spesso ruotano attorno a pranzi e cenoni, a casa o al ristorante. Nell'emisfero settentrionale il freddo, le maggiori opportunità di mangiare e la minore propensione all'attività fisica sono probabilmente all’origine del tradizionale aumento di peso (0,4-0,9 kg di media) riscontrato negli adulti a casa per le vacanze.

In uno studio da poco pubblicato sul BMJ Mason e colleghi si occupano di prevenire l'aumento di peso che si verifica ineluttabilmente durante le vacanze di metà inverno. L’intervento comportamentale breve combinava auto-pesatura periodica, registrazione del peso e riflessioni sulla tendenza del peso, fornendo informazioni sulle buone strategie di gestione nel periodo di Natale e informazioni grafiche sull'equivalente calorico in attività fisica (PACE) dei cibi e delle bevande consumati durante le feste. In effetti, dallo studio è emerso un -0,5 kg nell'aumento di peso a 4-8 settimane nel gruppo di intervento rispetto ai controlli.

È abbastanza intuitivo che sia più utile concentrarsi sull’aumento di peso mentre si verifica, piuttosto che sul perdere peso a cose fatte dopo le vacanze. Ma focalizzarsi sul cambiamento di peso individualmente cura il sintomo invece che la causa, che è spesso rappresentata dai fattori ambientali.

La dimensione delle porzioni ad esempio è un fattore noto per influenzare il consumo. L'agenzia nazionale per la sanità pubblica inglese ha recentemente raccomandato che il pranzo e la cena non debbano contenere più di 600 kcal ciascuno. Il Piano per l'obesità dell'infanzia britannico, pubblicato nel giugno 2018, contiene proposte per diversi interventi che non richiedono l’investimento di molte risorse, per esempio le restrizioni sulla pubblicità di alimenti non salutari. Al contrario, la recente Strategia di prevenzione, pubblicata a novembre, si focalizza di più sulla responsabilità personale rispetto alle "decisioni sullo stile di vita", un intervento che invece richiede un notevole investimento di risorse.

La terza via consisterebbe nel fornire informazioni sul contenuto calorico dei piatti che possano essere usate dai clienti per fare scelte più sane. Si tratta però, in un certo senso, di un intervento che chiede alle persone di leggere, comprendere, interpretare e applicare le informazioni fornite, e le prove attuali suggeriscono un impatto minimo sugli acquisti e sul consumo.

Ma la questione potrebbe essere considerata da un altro punto di vista, cioè su come i diversi tipi di azioni possano lavorare insieme. Piuttosto che l'uno o l'altro, alcune combinazioni di interventi potrebbero produrre effetti sinergici. Ad esempio, l'intervento per prevenire l'aumento di peso, sperimentato da Mason e colleghi, potrebbe avere un effetto maggiore in coloro che vivono in ambienti in cui i ristoranti servono pasti a basso contenuto calorico. Un settore quello delle possibili sinergie che i ricercatori hanno finora trascurato.

Tutto il dibattito è l’ennesima dimostrazione che se si vuole raggiungere davvero un obiettivo di salute pubblica, bisogna ad ogni costo evitare che si arrivi allo scontro ideologico. La chiave è fare appello a entrambi gli schieramenti affinché sia riconosciuto il potenziale di molti approcci diversi. È tempo di fare pace col problema dell’aumento di peso trovando un terreno comune. Quale migliore stagione del Natale?

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