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La newsletter della Biblioteca Medica Virtuale Numero 138, giugno 2018
Oggi

img“A metà degli anni 2000 la medicina oncologica era dominata dalla genomica”, comincia così l’intervento sul New York Times di Siddhartha Mukherjee, medico e saggista, vincitore del Pulitzer col suo L’imperatore del male. Il cancro è in genere una malattia causata da geni mutanti che portano a una crescita cellulare anormale. Identificando i geni mutanti nelle cellule tumorali, sarebbe stato possibile escogitare nuovi modi di uccidere le cellule, o almeno quella sembrava la logica conseguenza. E poiché l’insieme delle mutazioni è unico per il singolo paziente, personalizzare la medicina oncologica avrebbe incrementato enormemente l’efficacia delle terapie.
Su questo presupposto, il problema della cura del cancro si riduceva a un algoritmo piuttosto semplice: trovare le mutazioni in un paziente e abbinargli un farmaco. Tutte le altre variabili – l’ambiente cellulare all’interno del quale la cellula tumorale era inevitabilmente collocata, l’ambiente metabolico e ormonale che circondava il cancro o, allargando l’ambito, l’intero corpo umano – si consideravano trascurabili.
Tuttavia i risultati spesso deludenti dei primi studi condotti sulle mutazioni geniche alimentarono le critiche pubbliche alla medicina di precisione. “Noi scienziati biomedici siamo dipendenti dai dati come gli alcolisti dall’alcol a basso costo", ha scritto Michael Yaffe, biologo del MIT, sulla rivista Science Signaling, “gli scienziati biomedici tendono a guardare dove è possibile ottenere il maggior numero di dati il più rapidamente possibile. Come drogati di dati continuiamo a guardare al sequenziamento del genoma quando le informazioni clinicamente utili possono trovarsi altrove.”
Le mutazioni all’interno di una cellula cancerosa portano certamente informazioni sulla sua fisiologia – la sua propensione alla crescita, le sue debolezze, la sua capacità di causare malattie letali – ma c’è un mondo di informazioni al di là delle mutazioni. Per crescere e prosperare all’interno del suo ospite umano, la cellula cancerosa deve cooptare dozzine, o anche migliaia, di geni non mutanti al suo scopo. E la cellula deve vivere in un contesto particolare all’interno del suo ospite, schivando il sistema immunitario, colonizzando alcuni tessuti e non altri, metastatizzando in alcuni siti e non in altri. Cosa succede allora se le “informazioni clinicamente utili” si trovano proprio in questi ambiti?
Durante l’ultimo incontro annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) di Chicago è emersa questa nuova e più ampia visione della medicina oncologica di precisione che non consiste soltanto nella precisione della caccia ai geni mutanti. Ma le nuove strategie che derivano da questo allargamento degli orizzonti devono ovviamente essere testate in studi clinici randomizzati per vedere se forniscono benefici. Bisogna verificare che abbiano costi ragionevoli, e che i benefici abbiano un impatto a livello di salute pubblica. “La reinvenzione della terapia oncologica richiede tempo, pazienza e diligenza – e, anche, scetticismo”, conclude Mukherjee, “limitando troppo la nostra definizione di medicina di precisione, abbiamo in un certo senso ristretto la nostra ambizione di offrire ai pazienti una terapia precisa e ponderata – o, a volte, nessuna terapia”.

Letto per voi

Proprio dalla penna di Siddhartha Mukherjee, è stato pubblicato un paio di anni fa un magnifico libro (Il gene) che contiene la risposta ad una delle domande determinanti del nostro futuro: che cosa diventa l'essere umano quando impara a "leggere" e a "scrivere" le sue informazioni genetiche?
Una biografia del gene in cui si mescolano scienza, storia sociale e racconto autobiografico. La storia di una delle scoperte concettuali più importanti dei tempi moderni, che getta una nuova luce sull’influenza che ha sulle vite, i destini e le scelte individuali. Secoli di ricerca e sperimentazione – da Aristotele e Pitagora a Mendel e Darwin, da Boveri a Morgan, a Crick, Watson e Franklin, fino al ventunesimo secolo e alla rivoluzionaria mappatura del genoma umano ­– descritti con la prosa e il senso drammatico di un grande saggista.

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