Versione tedesca del sito
NEWS DALLA LETTERATURA SCIENTIFICA

La depressione da farmaci, questa sconosciuta

Mercoledì 20 Giugno 2018

L’uso di farmaci comuni che hanno la depressione come possibile effetto collaterale è in aumento, e più i pazienti assumono questi farmaci, maggiore è la loro probabilità di depressione, rileva uno studio pubblicato sul JAMA.

Molti farmaci di prescrizione comunemente usati, compresi i contraccettivi ormonali, i beta-bloccanti e gli inibitori della pompa protonica, sono associati ad un aumentato rischio di depressione.

Tuttavia, nonostante i progressi nella comprensione dei fattori di rischio per la depressione anche negli adulti con disturbi in comorbilità, ci sono soltanto informazioni limitate sull’uso di farmaci che annoverano la depressione tra gli effetti avversi. Diversi studi hanno analizzato l’associazione tra farmaci e depressione, ma la forza delle prove varia in base alla classe dei farmaci. Ad esempio, la depressione è stata costantemente associata al trattamento con interferone α dell’epatite C con depressione lieve o moderata che si è sviluppata nel 45-60% dei pazienti trattati e depressione moderata-grave (nel 15-40%), mentre le prove che collegano i beta-bloccanti alla depressione e al suicidio sono meno coerenti.

I ricercatori nello studio del JAMA hanno utilizzato i dati di 26.000 adulti che hanno partecipato al National Health and Nutrition Examination Survey tra il 2005 e il 2014. Circa il 37% ha affermato che negli ultimi 30 giorni aveva utilizzato almeno un farmaco che elencava la depressione come possibile effetto collaterale (ad esempio , inibitori della pompa protonica); una percentuale che è aumentata nel corso del tempo.

La prevalenza della depressione era del 5% tra le persone che non assumevano nessuno di questi farmaci, del 7% per quelli che assumevano uno di questi farmaci e del 15% per quelli che ne assumevano tre o più. Sorprendentemente, la prevalenza della depressione era del 61% tra i pazienti ai quali erano stati precritti assieme gabapentin e ciclobenzaprina.

Risultati del genere fanno emergere un problema sommerso ma tutt’altro che trascurabile. Come evidenzia William E. Chavey, associate editor del NEJM, commentando lo studio: “Gli autori suggeriscono che i medici dovrebbero prendere in considerazione la depressione come effetto collaterale di alcuni farmaci. Affinché questo si verifichi, i medici devono innanzitutto avere consapevolezza della depressione come possibile effetto collaterale. Temo che questo pensiero non arrivi al livello della coscienza ogni volta che dovrebbe”.

Fonte:
 

Data di ultimo aggiornamento:16/09/2018  - Tutti i diritti riservati © 2016
Provincia autonoma di Bolzano - Dipartimento Salute, Sport, Politiche sociali e Lavoro
Ufficio Formazione del personale sanitario