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NEWS DALLA LETTERATURA SCIENTIFICA

Sonno in ospedale vs. sonno a casa: un risultato annunciato

Lunedì 10 Settembre 2018

In uno studio trasversale su 2005 pazienti nei Paesi Bassi, è emerso che la durata e la qualità del sonno erano significativamente modificati dall’ospedalizzazione rispetto al sonno abituale dei/delle pazienti a casa.

Una buona notte di sonno migliora il funzionamento cognitivo ed emotivo, fondamentale durante una permanenza emotivamente difficile in ospedale. Il sonno è essenziale per un adeguato funzionamento immunitario, metabolico ed endocrino e può avere un’associazione con la guarigione e la sopravvivenza. Molti fattori legati all’ospedale e al/alla paziente, potenzialmente modificabili, sono stati associati a disturbi del sonno in ospedale. Ma, se un sonno “inadeguato” ha una provata associazione negativa con gli esiti dell’assistenza sanitaria, fino ad oggi nessuno studio su larga scala aveva esaminato il sonno nei reparti di degenza ordinaria.

Lo studio osservativo, multicentrico, trasversale, su scala nazionale, della durata di una giornata (un cosiddetto flash mob study), ha avuto luogo il 22 febbraio 2017: tutti gli ospedali dei Paesi Bassi sono stati incoraggiati a partecipare dal passaparola e dai media convenzionali e dai social. In tutto hanno aderito 39 ospedali. I/le pazienti avevano almeno 18 anni, quindi in grado di fornire un consenso informato, e avevano trascorso almeno una notte in un reparto ospedaliero di degenza ordinaria.

Per misurare quantità e qualità del sonno della notte precedente in ospedale rispetto al sonno abituale a casa durante il mese prima dell’ospedalizzazione, è stato utilizzato il ​​Consensus Sleep Diary, mentre i fattori che disturbano il sonno sono stati valutati attraverso le domande complementari.

Risultati
Rispetto al sonno abituale a casa, il tempo di sonno totale in ospedale è stato più breve di 83 minuti (IC 95%, 75-92 minuti, P  <0,001). Il numero medio di risvegli notturni era 2,0 (95% IC 1,9-2,1) a casa vs. 3,3 (95% IC 3,2-3,5) durante il ricovero in ospedale (P  <0,001). Quanto al risveglio mattutino, in media i/le pazienti si sono svegliati 44 minuti prima (IC 95%, 44-45 minuti, P <0,001) del loro normale orario a casa. Un totale di 1344 pazienti (70,4%) ha riferito di essere stato risvegliato da cause esterne che in 718 casi (35,8%) riguardavano il personale ospedaliero. Com’era prevedibile, tra i fattori di disturbo del sonno più segnalati ci sono stati il rumore di altri/e pazienti, quello dei dispositivi medici, il dolore e le visite ai servizi igienici.
 
Riflessioni
Dallo studio emerge soprattutto la necessità di aumentare la consapevolezza dell’importanza di un sonno adeguato che spesso manca nella popolazione ospedaliera e la possibilità di introdurre interventi mirati agli elementi di disturbo del sonno, potenzialmente in grado di migliorare la guarigione.La maggior parte dei fattori che disturbano il sonno trovati nello studio sembrano relativamente facili da affrontare integrando semplici cambiamenti nelle routine notturne in ospedale.  Per esempio, luci soffuse nei corridoi e nelle stanze dei/delle pazienti, calzature silenziose, allarmi a distanza nelle stanze dello staff e nelle tasche degli infermieri, e distribuzione di pacchetti di volo al momento del ricovero (quelli con i tappi per le orecchie e le maschere per gli occhi, per intendersi), ma anche riducendo al minimo le attività infermieristiche nelle prime ore del mattino, evitando procedure standard non necessarie, come le misurazioni di segni vitali di routine o i gocciolamenti endovenosi continui durante la notte e i diuretici nel pomeriggio. Non resta che testare questi interventi nei reparti con opportuni studi prospettici per scoprire quali funzionano meglio.
 
Fonte:
 

Data di ultimo aggiornamento:11/11/2019  - Tutti i diritti riservati © 2019
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