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NEWS DALLA LETTERATURA SCIENTIFICA

Cancro al seno: i farmaci per chi è a rischio

Venerdì 18 Gennaio 2019

Secondo la Task Force statunitense Preventive Services (USPSTF), i medici dovrebbero offrire alle donne in post-menopausa ad alto rischio di cancro al seno farmaci che possano ridurne il rischio, ma quegli stessi farmaci non dovrebbero essere offerti di routine a donne che non sono a rischio aumentato.

È stato dimostrato infatti un “beneficio moderato” derivante da farmaci come il tamoxifene, il raloxifene (Evista) o gli inibitori dell’aromatasi nella riduzione del rischio di carcinoma mammario invasivo ER-positivo nelle donne ad aumentato rischio di cancro al seno e a basso rischio effetti avversi da farmaci (raccomandazione B).

Queste raccomandazioni sono in effetti “coerenti” con quelle del 2013; all’ultima versione sono stati soltanto aggiunti gli inibitori dell’aromatasi tra i farmaci da considerare.

“Nel decidere se prescrivere o meno i farmaci, i medici dovrebbero considerare attentamente i fattori di rischio di cancro al seno dei loro pazienti e bilanciarli rispetto ai potenziali danni da farmaci”, ha dichiarato Carol M. Mangione, un componente della Task Force.

Per le donne che non presentano un rischio maggiore di cancro al seno, la task force ha trovato infatti soltanto un “piccolo beneficio” rispetto alla riduzione del rischio di cancro al seno, ma ha notato che i farmaci sono collegati con “danni moderati”, concludendo, con “moderata sicurezza”, “che questi rischi superano i benefici”.

Tra i criteri per definire una donna ad alto rischio di cancro al seno:

  • Iperplasia duttale o lobulare atipica o carcinoma lobulare in situ su una precedente biopsia.
  • Età ≥65 anni con un parente di primo grado con carcinoma mammario.
  • Età ≥45 anni con più di un parente di primo grado con carcinoma mammario o un parente di primo. grado di età inferiore a 50 anni che ha sviluppato un tumore al seno.
  • Età ≥40 con un parente di primo grado con carcinoma mammario bilaterale.

La Task Force ha riportato “prove convincenti” che il tamoxifene e il raloxifene sono associati a danni che vanno da piccoli a moderati. Entrambi gli agenti aumentano il rischio di eventi tromboembolici venosi (VTE), anche se il tamoxifene aumenta il ​​rischio più del raloxifene, specialmente nelle donne anziane. Esiste anche un’“adeguata evidenza” che il soltanto il tamoxifene aumenta il rischio di cancro dell’endometrio nelle donne con un utero. Il farmaco aumenta anche il rischio di cataratta. I sintomi vasomotori (vampate di calore) sono un effetto avverso comune di entrambi i farmaci.

L’uso di inibitori dell’aromatasi , new entry di queste raccomandazioni, comporterebbe 16 casi in meno di carcinoma mammario invasivo (RR 0,45, IC 95% 0,53-0,70) e 15 casi in meno di carcinoma mammario ER-positivo (RR 0,37, IC 95% 0,19-0,63).

Tra i limiti dello studio, c’è da rilevare la necessità di ulteriori ricerche per valutare come i farmaci potrebbero ridurre il rischio di cancro al seno nelle donne che sono portatrici di mutazioni BRCA1 o BRCA2 e  di un follow-up a lungo termine negli studi sul raloxifene e sugli inibitori dell’aromatasi.

Fonte:
U.S. Preventive Services Task Force. Final Recommendation Statement. Breast Cancer: Medications for Risk Reduction.

 

Data di ultimo aggiornamento:21/10/2019  - Tutti i diritti riservati © 2016
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