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Aspirina sì, aspirina no, aspirina forse

Lunedì 23 Settembre 2019

Stando ai risultati di uno studio pubblicato sugli Annals of Internal Medicine i benefici dell'aspirina possono superare i rischi per molti pazienti senza malattie cardiovascolari note (CVD). Per identificare questi pazienti potrebbe rivelarsi utile un'analisi personalizzata del danno-beneficio basata sulla dialettica tra medici e pazienti.

L'aspirina riduce il rischio di cardiovascolare nei pazienti a rischio, ma aumenta anche il rischio di sanguinamento. Non è chiaro se i benefici dell'aspirina siano superiori ai rischi per i pazienti senza malattia cardiovascolare nota.

I ricercatori dell'Università di Auckland, in Nuova Zelanda, hanno studiato 245.028 persone (43,6 per cento donne) di età compresa tra 30 e 79 anni senza malattia CVD per identificare persone per le quali l'aspirina avrebbe probabilmente comportato un beneficio netto. L'effetto netto dell'aspirina è stato calcolato per ciascun partecipante sottraendo il numero di eventi CVD che potrebbero essere prevenuti dal numero di sanguinamenti maggiori che potrebbero essere causati nell'arco di 5 anni. I dati sono stati derivati ​​da PREDICT, un programma di supporto alle decisioni basato sul web e integrato con i sistemi elettronici di gestione delle pratiche di assistenza primaria in Nuova Zelanda. I ricercatori hanno scoperto che il 2,5% delle donne e il12,1% degli uomini senza CVD accertata potrebbero trarre un beneficio netto dal trattamento con aspirina per 5 anni se un ricovero in ospedale o la morte a causa di un evento acuto CVD fosse considerato equivalente a un ricovero in ospedale o alla morte a causa di un'emorragia acuta grave. Queste percentuali sono aumentate al 21 percento nelle donne e al 41 percento degli uomini quando si è stabilito che un evento CVD equivalesse a due sanguinamenti maggiori.

Limiti
L'autore di un editoriale della Rutgers Robert Wood Johnson Medical School avverte che i risultati dello studio potrebbero non applicarsi alle popolazioni al di fuori della Nuova Zelanda, che i partecipanti di età superiore ai 79 anni non sono stati inclusi nell'analisi, e infine che l’estrema varietà dei risultati degli studi sull'aspirina rendono ancora estremamente difficile formulare raccomandazioni solide e basate sull'evidenza per l'uso del farmaco nella prevenzione primaria.

Fonte:
Selak V et al. Personalized prediction of cardiovascular benefits and bleeding harms from aspirin for primary prevention: a benefit–harm analysis. Ann Intern Med. [Epub ahead of print 17 September 2019] doi: 10.7326/M19-1132

 

Data di ultimo aggiornamento:11/11/2019  - Tutti i diritti riservati © 2019
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