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JAMA: Rianimazione cardiopolmonare: Cinquant’anni, ma non li dimostra

Giovedì 22 Luglio 2010

"Chiunque, ovunque, può praticare la rianimazione cardiaca: bastano due mani". Il 9 luglio 1960 Kouwenhoven et al. presentarono così, sul JAMA, la tecnica del massaggio cardiaco mediante compressione toracica.

Due mesi dopo, l’importante innovazione fu mostrata all’incontro annuale della Maryland Medical Society; nel corso della stessa iniziativa, per una fortunatissima coincidenza, Peter Safar presentò i dati sui benefici della respirazione bocca a bocca: era nata la moderna rianimazione cardiopolmonare.
Da allora questa tecnica ha salvato moltissime vite: molte di più potrebbe salvarne se la sua conoscenza fosse più diffusa. Un intervento molto efficace si basa sulla semplificazione: è meglio una rianimazione con sola compressione toracica, senza respirazione bocca a bocca, che nessun intervento di rianimazione. Il passo successivo: consigliare alle/ai partner e parenti delle persone a rischio di imparare a praticare la rianimazione, anche usando solo le mani.

Per comprendere quanto sia necessario adottare delle misure per diffondere l’uso delle tecniche di rianimazione basta memorizzare un dato: 31%. E’ la percentuale delle vittime di arresti cardiaci, al di fuori delle strutture sanitarie che, secondo un altro articolo del JAMA, ha ricevuto un intervento di rianimazione cardiopolmonare da persone presenti all’evento. Questo significa che in più del 60% dei casi si perde del tempo prezioso.
Dopo 50 anni è arrivato il momento per un ulteriore sforzo per diffondere questa tecnica salvavita.

Fonti:
Eisenberg MS, Psaty BM: Cardiopulomary resuscitation. Celebration and challenges. JAMA, 2010; 304: 87-88.
Kouwenhoven WB, Jude JR, Knickerbocker GG. Closed-chest cardiac massage. JAMA. 1960;173(10):1064-1067.

 

 

Data di ultimo aggiornamento:11/12/2019  - Tutti i diritti riservati © 2019
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