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Time out: il mio nome è Bond, James Bond

Mercoledì 08 Maggio 2013

La checklist per la sicurezza in sala operatoria viene rispettata?

Un piccolo studio svedese pubblicato sul Journal for Quality in Health Care ha tenuto sotto osservazione la parte centrale della checklist, quella chiamata  Time Out, che riguarda i controlli da effetturare immediatamente prima dell’incisione della cute. Una telecamera ha ripreso 24 interventi chirurgici: dall’analisi delle registrazioni è risultato che veniva eseguito solo il 54% dei controlli. In solo 14 dei 24 interventi i componenti dell’équipe si sono presentati, con il proprio nome e funzione. E spesso si approfittava del momento del “Time out” per eseguire altri compiti, come finire di indossare il camice, buttare rifiuti, controllare strumenti. E tutto questo con la consapevolezza della presenza di una telecamera e di essere sotto osservazione. Eppure questo momento, prima dell’incisione, è un momento cruciale.

Il primo punto del “Time out”, quello che viene percepito come meno essenziale, è il punto in cui tutti i componenti dell’équipe si presentano. A cosa serve? La squadra dell’OMS che ha elaborato la checklist, riferisce Atul Gawande nel suo libro Checklist, ha osservato che “quando gli infermieri avevano la possibilità di presentarsi all’équipe e di dire le proprie mansioni prima dell’inizio dell’intervento, era più probabile che successivamente notassero un problema e ne proponessero una soluzione”.
Il Joint Commission Center for Transforming Healthcare ha condotto una ricerca per individuare i fattori che portano a eseguire interventi chirurgici nel sito sbagliato, e ha individuato proprio in una inaccurata applicazione dei controlli previsti dal “Time out” una delle cause.
Nella presentazione del Ministero della Salute il “Time out” viene descritto  come “un breve momento di ‘pausa chirurgica’ che si svolge dopo l’induzione dell’anestesia e prima dell’incisione cutanea”: una pausa che, tra l’altro, serve alla sincronizzazione dell’équipe, a rafforzare lo spirito di squadra. Ognuno è presente, in quanto chirurgo/a, anestesista e infermiere/a, ma anche in quanto persona con nome e cognome, di fronte a un’altra persona: “sul tavolo operatorio” scrive Gawande, c’è sempre e comunque un essere umano “con le sue speranze e i suoi timori e con il suo corpo aperto davanti a te, fiducioso nelle tue capacità”.
Anche James Bond, l’agente segreto, tra un inseguimento e una sparatoria, trovava il tempo per presentarsi. E pensate anche a quel momento di sospensione del tempo che precede il tuffo in una gara, un salto in alto; tutti quei momenti che anticipano l’esecuzione di un compito in cui bisogna essere completamente presenti a se stessi, in cui si fa appello a tutte le proprie forze, conoscenze ed energie e si cerca il proprio centro.
Pensate al ciak prima di una ripresa: ciak, si gira, silenzio.

Fonte:
Rydenfält C, Johansson G, Odenrick P, Åkerman K, Larsson PA. Compliance with the WHO Surgical Safety Checklist: deviations and possible improvements. Int J Qual Health Care, 2013; 25(2): 182-187 doi:10.1093/intqhc/mzt004
Apurv Gupta: Improving Surgical Safety: Time-Outs, Use of Checklists, Systems Improvement. 8 novembre 2011

Per approfondire:

Ministero della Salute: Checklist.
Lola Butcher: Wrong-site surgery. Hospitals & Health Networks, 2011.

 

Data di ultimo aggiornamento:22/11/2019  - Tutti i diritti riservati © 2019
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