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S

Termine Definizione
Source Normalised Impact per Paper

(SNIP) Misura l’impatto contestuale sulla base del numero totale di citazioni in una determinata disciplina. È definito come il rapporto tra il numero di citazioni di una determinata rivista e le citazioni potenziali nella disciplina di riferimento. Di conseguenza l’impatto di una singola citazione sarà maggiore nei settori disciplinari con un potenziale citazionale più basso e viceversa. Ciò consente una comparazione diretta tra campi disciplinari che presentano caratteristiche citazionali molto difformi. È disponibile all’interno del Journal Analyzer di Scopus. (Fonte: Perfetti O, Impact factor, h-index e la valutazione della ricerca, 2013)

Specificità

Specificity

La percentuale di persone libere da malattia che hanno un test negativo.

Sperimentazione N-of-1

N-of-1 trial

Il paziente è sottoposto a coppie di periodi di trattamento organizzati in modo che un periodo implichi l’uso del trattamento sperimentale e un periodo implichi l’uso di un’altra terapia o del placebo. I pazienti e il medico sono ciechi, se possibile, e vengono monitorati gli esiti. I periodi di trattamento vengono replicati finché il medico e il paziente sono convinti che i trattamenti sono nettamente differenti o nettamente non differenti.

Spettro della malattia

Spectrum of the disease

La variabilità del quadro clinico in termini di estensione della malattia; simile allo spettro o all’arcobaleno dei colori. Esempio: tutte le manifestazioni sistemiche delle malattie infettive.

SpPin

Quando un segno/test ha un’elevata specificità, un risultato positivo ammette la diagnosi.

Standard di riferimento

Reference standard

Un test diagnostico usato negli esperimenti per confermare la presenza o l’assenza del disturbo bersaglio.

Stato di salute

Benché risulti intuitivamente comprensibile a tutti, il concetto di stato di salute mal si presta a una precisa definizione, anche perché le policy sanitarie tendono sempre più ad assumere come prioritari alcuni punti essenziali di larghissima portata: la centralità della persona, come valore individuale e come capitale di una collettività; il perseguimento del suo benessere fisico, psichico e sociale e della piena realizzazione del suo progetto di vita; la tutela nonché l’integrazione dei soggetti fragili.
Conseguentemente al diffondersi di un concetto di tutela della salute il più ampio possibile, dunque, le organizzazioni sanitarie si trovano a dover assolvere con sempre maggiore intensità all’ampliamento del proprio mandato.
Per meglio evidenziare qual è o dovrebbe essere oggi la portata degli obiettivi di tutela e promozione della salute da perseguire è opportuno scomporre la dimensione dello stato di salute in tre macroaree relative, rispettivamente, al contesto, allo stato di salute e ai determinanti di salute.
La prima area attiene al contesto nel quale la persona vive e opera ed è descritta da quegli indicatori (demografici, socioeconomici, ambientali, ecc.) che non solo consentono di rapportare la salute al percorso esistenziale dell’individuo, ma forniscono anche il denominatore cui riferire gran parte degli indicatori.
La seconda area ricomprende le condizioni vere e proprie di benessere della persona e include indicatori a loro volta classificabili in alcune sottoaree tematiche: mortalità e morbosità per causa, stato di salute propriamente detto, in un’accezione la più vasta possibile e comunque comprendente anche la sfera soggettiva e quella della disabilità, e misure composite dello stato di salute derivanti dalla combinazione di dati di morbosità e mortalità.
Infine, la terza area si riferisce a tutti quei fattori, più direttamente legati al singolo individuo, che riescono a influenzare le condizioni di benessere della persona, ed è interpretata dagli indicatori relativi ai cosiddetti determinanti sanitari e non sanitari dello stato di salute sintetizzabili in svariati fattori quali quelli biologici e personali, sociali, economici e culturali, comportamentali (abitudini e stili di vita).
Si può quindi assumere che la dimensione della performance che va sotto il nome di stato di salute dovrebbe essere declinata almeno secondo le tre macroaree ora descritte.

Stato iniziale

Initial state

Lo stato del paziente (il caso) prima che vengano applicate procedure cliniche (manovre) di interesse.

Stato successivo

Subsequent state

Lo stato del paziente (il caso) dopo la gestione clinica (procedure, manovre) in corso di studio. Può essere o no il risultato di questa gestione.

Stratificazione

Stratification

Divisione in gruppi. La stratificazione può anche indicare un processo per controllare differenze in variabili di confondimento, per fare stime separate per gruppi di soggetti che hanno gli stessi valori per la variabile di confondimento.

Studio caso-controllo

Case-control Study

Vengono identificati i pazienti nei quali è insorto un disturbo e viene confrontata la loro esposizione ai sospetti fattori causativi con quella di controlli che non hanno il disturbo. Ciò permette la stima di odds ratio (ma non di rischi assoluti). Vantaggi: sono veloci, economici e rappresentano l’unico modo di studiare disturbi molto rari o disturbi con un lungo intervallo temporale tra l’esposizione e l’esito. Svantaggi: è necessario fare affidamento su documenti per determinare l’esposizione; pongono difficoltà nella selezione di gruppi di controllo e nell’eliminazione di variabili di confondimento.

Studio caso-controllo senza controlli

Metodo elaborato nell'epidemiologia genetica, senza controlli per valutare le interazioni tra fattori genetico-ambientali nell’eziologia di una malattia. Per valutare l’ampiezza dell’associazione tra l’esposizione di interesse e il genotipo di suscettibilità si ricorre soltanto ai soggetti del caso. Analisi delle tabelle di contingenza elaborate all’interno di una serie di casi singoli nello studio dell’esposizione e del genotipo di suscettibilità.

Studio cieco

Uno studio in cui l’osservatore e/o i soggetti sono tenuti all’oscuro del gruppo al quale i soggetti sono assegnati o della popolazione da cui i soggetti provengono.

Studio clinico non randomizzato

Non-randomised trial

Negli studi clinici non randomizzati l’esposizione all’agente oggetto di ricerca è attribuita in maniera non casuale. Questo tipo di disegno di studio è spesso utilizzato, dal momento che non sempre è possibile o opportuno effettuare una sperimentazione controllata randomizzata. Questo tipo di indagine, in particolare, dà la possibilità di valutare il ruolo dei fattori dannosi per la prognosi della malattia. Per identificare, per esempio, i fattori di rischio cardiovascolare, non è consigliabile “prescrivere” l’esposizione al fumo di tabacco o una ipercolesterolemia. E’ dunque necessario utilizzare studi osservazionali (prospettici o retrospettivi), in cui l’esposizione può essere scelta (il fumo) o meno (per esempio, l’ipercolesterolemia familiare o una storia di infarto miocardio).

Studio Controllato Randomizzato

Randomised Controlled Trial, RCT

Una sperimentazione controllata randomizzata è un disegno di studio sperimentale nel quale il trattamento studiato è prescritto ad una sola frazione dei soggetti arruolati nell’indagine, selezionati casualmente (randomizzazione), secondo uno schema predeterminato e imposto agli operatori sanitari esecutori della ricerca. Al gruppo di controllo dello studio viene prescritto un trattamento di cui si conosce l’effetto, oppure nessun trattamento. Lo studio si definisce “a doppio cieco” quando né i partecipanti, né le persone che raccolgono i dati sanno se, rispettivamente, ricevono o prescrivono il trattamento in studio o quello di controllo. Il trattamento e il controllo sono distribuiti ai pazienti seguendo una procedura codificata, per esempio A e B. I codici sono rivelati alla fine dello studio, quando tutte le persone arruolate hanno completato la terapia prevista. Il RCT condotto in maniera metodologicamente corretta è considerato al vertice della cosiddetta “gerarchia delle prove di efficacia”, secondo solo alla revisione sistematica.

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