Cuore e sport: nuove prospettive sulla sicurezza degli atleti

Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine fa il punto sull’arresto cardiaco improvviso negli atleti, analizzando l’incidenza, le cause principali e le nuove prospettive per il ritorno all’attività agonistica dopo un evento critico.

L’arresto cardiaco improvviso negli atleti è un evento che scuote profondamente l’opinione pubblica, poiché colpisce persone normalmente percepite come simbolo di salute e perfetta forma fisica. Ma l’esercizio fisico vigoroso può talvolta agire da innesco per patologie cardiache latenti, rendendo fondamentale la comprensione delle cause e delle strategie di prevenzione per proteggere chi pratica sport a ogni livello. L’incidenza dell’arresto cardiaco varia sensibilmente in base a diversi fattori, tra cui l’età, il sesso e il tipo di sport praticato. Negli atleti più giovani, di età inferiore ai 25 anni, le cause sono prevalentemente di natura congenita, elettrica o strutturale, come le cardiomiopatie e le anomalie delle arterie coronarie. Al contrario, negli atleti più maturi, la causa principale diventa la malattia coronarica aterosclerotica, che riflette l’aumento della prevalenza di questa condizione con l’avanzare dell’età. Un dato rassicurante che emerge dalla ricerca è che non è stato riscontrato alcun aumento dei casi di arresto cardiaco improvviso tra gli atleti in relazione alla pandemia di Covid-19.

La prevenzione gioca un ruolo cruciale e si articola su due fronti: quella primaria, attraverso screening cardiovascolari prima della partecipazione sportiva, e quella secondaria, basata sull’attuazione di piani di emergenza e sull’uso di defibrillatori automatici esterni (DAE). Gli esperti sottolineano che un intervento tempestivo con il defibrillatore, idealmente entro tre minuti dal collasso, migliora drasticamente le probabilità di sopravvivenza, che negli ultimi due decenni sono aumentate significativamente arrivando a toccare punte dell’89% in alcune popolazioni di atleti.

Una delle novità più rilevanti riguarda il “ritorno al gioco” (return to play) per gli atleti sopravvissuti a un arresto cardiaco. Se in passato le raccomandazioni erano estremamente restrittive, oggi l’approccio si è evoluto verso un modello di decisione condivisa tra medico e atleta. Grazie ai progressi nei trattamenti specifici e all’uso di dispositivi come il defibrillatore cardioverter impiantabile (ICD), molti sportivi possono riprendere l’attività agonistica senza un aumento dimostrato del rischio di nuovi eventi fatali, a patto che siano seguiti da centri specializzati e che il percorso sia personalizzato in base alla patologia e allo sport praticato.

Fonti

Rachel Lampert R. Sudden cardiac arrest in athletes. New England Journal of Medicine 2026;394(3):268-280.