Un nuovo studio randomizzato dimostra che l’uso degli anticoagulanti orali diretti (DOAC) riduce significativamente il rischio di eventi tromboembolici nei pazienti con fibrillazione atriale a rischio di ictus intermedio rispetto alla mancata anticoagulazione. I dati del trial SINGLE-AF, condotto su oltre 1800 pazienti e pubblicato sul New England Journal of Medicine, evidenziano come la terapia con DOAC apporti un netto beneficio clinico guidato principalmente dalla riduzione degli ictus, senza comportare un incremento significativo dei sanguinamenti maggiori.
Fino ad oggi, la gestione della fascia di rischio intermedio — definita da un punteggio CHA2DS2-VASc pari a 1 negli uomini e 2 nelle donne — rappresentava decisamente un’area d’ombra. Le linee guida internazionali indicavano la terapia anticoagulante come raccomandazione di classe IIa, ma la decisione clinica si basava essenzialmente su studi osservazionali con risultati spesso discordanti, in assenza di evidenze da trial randomizzati dedicati. Questa situazione metteva gli operatori sanitari di fronte alla difficile scelta tra la prevenzione del rischio embolico e la sicurezza emorragica del paziente.
Nel trial SINGLE-AF, i partecipanti sono stati assegnati a ricevere un DOAC, prevalentemente apixaban o rivaroxaban, oppure nessuna terapia anticoagulante routinaria, con un periodo di osservazione di 24 mesi. L’endpoint primario composito (ictus, embolia sistemica, sanguinamento maggiore o morte cardiovascolare) ha registrato un’incidenza cumulativa dello 0,5% nel gruppo DOAC rispetto all’1,5% nel gruppo di controllo. Questi risultati offrono agli specialisti la prima solida evidenza di classe randomizzata a favore della profilassi anticoagulante anche nel rischio intermedio, guidando una prescrizione più consapevole nella pratica clinica.
Fonte
Kim D et al.; SINGLE-AF Investigators. Anticoagulation for atrial fibrillation with intermediate stroke risk. N Engl J Med. 2026 Aug 28. doi: 10.1056/NEJMoa2607978.
