Meno da zucchero da piccoli, meno malattie cardiovascolari da grandi

Un nuovo e affascinante studio pubblicato sul BMJ suggerisce che limitare l’assunzione di zuccheri nei primi anni di vita è associato a un rischio significativamente inferiore di diverse gravi condizioni cardiache in età adulta, tra cui infarto, insufficienza cardiaca e ictus.

La ricerca si focalizza sull’importanza del periodo compreso tra il concepimento e circa due anni di età – spesso definito come i primi 1.000 giorni di vita – una fase critica in cui la dieta plasma la salute futura. Per questo motivo, le principali organizzazioni sanitarie mondiali raccomandano già di evitare bevande zuccherate e alimenti ultra-processati (spesso ricchi di zuccheri aggiunti) durante lo svezzamento di neonati e bambini. Gli studiosi si sono quindi chiesti se una restrizione imposta proprio in questa fase cruciale potesse tradursi in benefici cardiovascolari a lungo termine.

Per testare questa ipotesi, i ricercatori hanno sfruttato un evento storico come “esperimento naturale”: la fine del razionamento dello zucchero nel Regno Unito nel settembre 1953. Questo ha permesso di confrontare i dati sulla salute di oltre 63.400 partecipanti alla UK Biobank, nati immediatamente prima e dopo la revoca del razionamento. Il gruppo esposto al razionamento aveva avuto, durante la gravidanza della madre e nei primi anni di vita, un’assunzione di zucchero limitata a meno di 40 grammi al giorno per tutti, e nessun zucchero aggiunto per i bambini sotto i due anni, restrizioni sorprendentemente in linea con le moderne raccomandazioni dietetiche.

I risultati sono stati netti: una più lunga esposizione al razionamento dello zucchero era associata a rischi cardiovascolari progressivamente inferiori nell’età adulta. La protezione più significativa è stata osservata nel gruppo di persone la cui assunzione di zucchero era stata limitata dal concepimento (in utero) fino a circa due anni di età.

Questo gruppo ha registrato una riduzione del rischio di malattie cardiovascolari del 20% rispetto a chi non era mai stato esposto al razionamento. I benefici sono stati ancora più evidenti per condizioni specifiche, con riduzioni del rischio che hanno toccato il 25% per l’infarto, il 26% per l’insufficienza cardiaca e un notevole 31% per l’ictus.

Oltre alla riduzione del rischio complessivo, le persone esposte al razionamento in utero e nella prima infanzia hanno mostrato anche un ritardo nell’età di insorgenza delle patologie cardiache, che si è protratto fino a due anni e mezzo. Questo effetto protettivo sembrerebbe essere in parte dovuto a una riduzione dei rischi di sviluppare diabete e ipertensione (pressione alta).

Fonti

Zheng J et al. Exposure to sugar rationing in first 1000 days after conception and long term cardiovascular outcomes: natural experiment study. BMJ 2025;391:e083890.